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Perché investire nel turismo e non negli ecomostri

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Perché investire nel turismo e non negli ecomostri?

Con questo pensiero chiudo la trilogia precedentemente iniziata. Tre articoli che si legano tra loro come gli anelli di una catena.

Tre articoli che parlano di turismo nostrano.

Perché si dovrebbe investire nel turismo e non negli ecomostri che deturpano il territorio non solo visivamente ma anche depauperandolo delle sue risorse? Per ecomostri intendiamo fabbriche o capannoni di ogni tipo.

Purtroppo in Italia la mentalità lungimirante non è di casa, o per lo meno non lo era fino a poco tempo fa quando le vecchie generazioni di politici governavano il paese. Speriamo ora nei giovani e quindi in una svolta.

Il turismo porta soldi a tutti

Purtroppo in Italia il turismo, dalle alte sfere istituzionali, viene visto quasi come un hobby o un gioco piuttosto che un settore economico realmente produttivo che richiede pochi investimenti (natura, cultura, tradizione e attrazioni li abbiamo tutti in casa!) rispetto ad altri settori.

Il turismo, nonostante quello che potresti pensare, non coinvolge solo l’albergatore o il ristoratore (sono solo la punta dell’iceberg), ma tutta una lunga filiera produttiva

Te lo dimostro subito.

L’indotto del turismo

Ascolta bene quello che sto per dirti fingendo di stare al bar davanti ad un caffè e dimmi se questo ragionamento forse un po’ qualunquista, lo ammetto, fa una grinza.

Non sono un economista, ma a quasi quarant’anni ho esperienze di vita tali per cui riesco a capire bene come gira il mondo, senza per questo voler sembrare saccente o arrogante.

La parte terminale del settore turistico si muove grazie agli operatori del settore terziario che offrono servizi: ristoratori, albergatori, stabilimenti balneari, guide turistiche, musei, attrazione, eventi in genere, chi più ne ha più ne metta.
Tutta questa gente lavora grazie ai tedeschi che con i loro calzini bianchi sotto i sandali, vengono a spendere i loro soldi.

Facciamo un passo indietro: queste persone non gestiscono attività autosufficienti. Hanno bisogno anche loro di fornitori, sia che portino materie con cui esercitano la loro attività (cibo, bevande, vettovaglie, materiale di vario tipo) sia di altri fornitori che a loro volta prestano i loro servizi (manutenzioni e ristrutturazioni edili, servizi di trasporto, sicurezza, ecc…).

Pensiamo poi al turista che gironzola nel nostro territorio: darà sfogo allo shopping favorendo gli incassi della piccola boutique, dell’outlet, del negozio di alimentari, del piccolo produttore agricolo, e così via.

Tutti incassano, tutti lavorano, tutti sono contenti.

Avrai sicuramente capito che il turista, consumando, favorisce lo scambio tra i vari settori economici di un territorio.

Io sono stato molto sbrigativo e riduttivo forse nel mio ragionamento lo so (non devo fare un trattato di microeconomia) ma ritengo che una simile considerazione rappresenti da vicino molte realtà che vivono di turismo.

Se ancora non lo hai capito te lo dico io: il turista porta soldi e lavoro.

Perché investire nel turismo e non negli ecomostri: la vecchia mentalità è dura a morire

Purtroppo dobbiamo fare i conti con idee radicate nella mente dei “vecchi” (inteso come “di testa”) che si aggrappano ancora ai sistemi fallimentari degli anni 80/90.

Si cerca di pensare in grande parlando di industrie come mezzi per muovere l’economia delle realtà locali (senza considerare ad esempio la concorrenza estera del settore produttivo dovuta alla decentralizzazione delle imprese), si parla e si tentano di affrontare problemi parlando a livello macro, ma i veri provvedimenti e le dovute azioni vanno intraprese a livello micro (considera che il 95% delle partite iva italiane sono micro e piccole imprese) e pertanto essendo questo il nostro tessuto economico, si deve agire in maniera organica e pianificata, affinché tutti ne traggano beneficio. Va attuata una politica economica atta a favorire il piccolo.

Sembra che i nostri bravi politicanti, nelle loro filippiche piene di belle parole, questa cosa se la siano dimenticata.

Che cosa abbiamo sul nostro suolo che potrebbe creare posti di lavoro e portare ricchezza? I diamanti? Il petrolio? L’oro? No, beni turistici. È quello il nostro oro nero e dobbiamo imparare a sfruttarlo. È importante valorizzare ciò che abbiamo.

Come Dubai ha investito nel turismo

Dubai, è una metropoli degli Emirati Arabi. Per tanti anni ha basato la sua forza economica e ricchezza sul petrolio.

Nel 2025 Dubai finirà le sue risorse e già da tempo ha diversificato la sua economia puntando sui commerci e indovina un po’? Sul turismo!

A Dubai, hanno quello che abbiamo noi sotto questo punto di vista? Certo che no, ma sono stati bravi a crearselo dal nulla costruendo grattacieli e opere faraoniche.

C’hanno saputo fare, mentre noi siamo agli anni ‘60 fermi al binomio fabbrica=ricchezza.

Il baby boom è finito e siamo in una nuova era.

Siamo il paese al mondo con il maggior numero di siti unesco (51), e non vediamo quello che abbiamo per le mani.

Come facciamo a non vivere di turismo?

Ti interessa sapere se l’italia potrebbe vivere di turismo? Leggi questo articolo

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