La formula segreta per salvare Alitalia

Ancora una volta, come fosse l’appuntamento stagionale con la tua serie Netflix preferita, ritorna il caso Alitalia.
Ancora una volta, la compagnia di bandiera italiana si trova in una fase di stallo alla messicana: da un lato gli investitori, da un lato i dipendenti con i sindacati, in mezzo lo stato che le prende da una parte e dall’altra, senza contare i vari ultimatum.

La crisi Alitalia: da dove nasce?

Molto brevemente altrimenti ti annoi, dato che non stai leggendo il “Sole 24 ore” ma un blog che parla di viaggi, la crisi Alitalia è praticamente nata prima di Alitalia stessa: fino agli anni 90 la compagnia era controllata dallo stato che si adoperò in vari tentativi per privatizzarla. In un primo tempo ci fu un’apertura verso Air France e KLM, apertura che si chiuse rapidamente (senza entrare nei particolari) a causa di incompatibilità di caratteri, cattivi conti della compagnia che non attiravano investimenti di terze parti, sindacati, ecc…
Insomma, quello che accade quando tra marito e moglie le cose non vanno bene: mancano i soldi, c’è l’amante, la suocera mette becco e via dicendo.

Quello che posso dirti comunque è questo: lo scherzetto è costato ai contribuenti qualche miliardo, migliaia di posti di lavoro persi, un’indotto ridotto.

Dal 2014, la compagnia più amata dagli italiani è per un 49% di Etihad. Nel 2017 viene messa in amministrazione straordinaria, prestiti erogati e partite a Ping pong con investitori (tra cui spiccano FS e Atlantia).

Pare che nuovamente lo stato abbia stanziato altri fondi con un nuovo do finanziario: 350 milioncini.

Il problema più grande di Alitalia: gli sprechi

È ben noto che Alitalia non sia mai stata un’azienda parsimoniosa e dedita al risparmio: la letteratura giornalistica è piena di articoli di denuncia di tali sprechi.


Partiamo dal trattamento privilegiato riservato ai dipendenti negli anni settanta ( http://m.ilgiornale.it/news/politica/memorie-dorate-ex-hostess-spiaggia-privata-nel-resort-1390329.html) passando alle maxi buone uscite dei vari amministratori delegati che si sono succeduti negli anni (https://www.google.it/amp/s/www.ilmattino.it/AMP/economia/alitalia_conti_aziendali_sempre_in_rosso_ma_manager_strapagati-2405126.html) terminando con sperperi vari come ad esempio il caso delle divise dei dipendenti cambiate dopo 2 anni dalla loro adozione (https://www.google.it/amp/s/www.lastampa.it/economia/2017/11/30/news/alitalia-dopo-18-mesi-cambia-di-nuovo-le-divise-le-disegnera-alberta-ferretti-1.34393232/amp/), finendo poi con il mercato più o meno sommerso dei biglietti aerei cui i dipendenti possono accedere a prezzi privilegiati (https://www.corriere.it/cronache/15_novembre_04/quell-esercito-passeggeri-che-vola-sempre-gratis-9a6ac7e6-8279-11e5-aea2-6c39fc84b136.shtml?refresh_ce-cp).

Insomma, se dico che lo spreco regna in casa Alitalia non dico nulla di nuovo e soprattutto non mi sto inventando nulla. È la solita annosa e marcia questione che va avanti da un po’ di anni (troppi), a spese di chi? Dello stato italiano.

La soluzione per salvare Alitalia

Allora, se io sono arrivato a stento alla maturità (scherzo, peró voglio essere modesto e melodrammatico), e arrivo a capire con la mia piccola testolina di italiano medio che per far prosperare un’azienda sia necessario ridurre gli sprechi ed applicare una politica austera, possibile che nessun laureato alla Bocconi arrivi a capirlo?

Le cose sono due: o io sono un genio (dubito) o i manager che sono in giro non sanno fare il loro lavoro (forse?).

Possibile che una compagnia aerea indebitata per qualche miliardo di bigliettoni debba continuare su questa via senza tagliare prima il superfluo, prima di arrivare al taglio dei posti di lavoro.

Prendiamo per esempio la storia dei biglietti aerei “quasi gratis” riservati ai dipendenti che girano a chi vogliono loro (cosa risaputa tra le agenzie viaggio). Vero è che volano solo se ci sono posti liberi, ma mi chiedo: è mai possibile che non si trovi un modo migliore per fare cassa con quei biglietti? Dicendo cose a caso… possibile che non si trovi un modo per rivenderli come last second ad un prezzo scontato (magari al 50%), piuttosto che regalarli con sconti che superano il 90%?

Purtroppo fintanto che, da un lato paga pantalone e dall’altro lato pantalone paga perché non vuole trovarsi con migliaia di lavoratori a spasso (e relativi voti persi) a cadenze regolari, ci ritroveremo sempre in quelle situazioni simil “stallo alla messicana” che si vedono sui vecchi western in cui due o più personaggi si tengono sotto tiro evitando di fare la mossa decisiva per non venire a loro volta attaccati e fatti fuori.