Fira e Oia. Un giorno a Santorini

Senza saperlo, all’improvviso, ci ritrovammo a Fira e Oia.

Il primo giorno, con una settimana davanti a noi, siamo stati in grado di girare tutta l’isola. E poi? Non vi preoccupate che a Santorini una settimana ce ne sono di cose da fare! Ma noi avevamo sete di scoperta…

Quando pensiamo alla Grecia o quando guardiamo una fotografia della Grecia, si pensa o si guarda un’immagine di Santorini, con il suo ineguagliabile tramonto sulla caldera e con le sue caratteristiche casette bianche e blu.

Era già settembre inoltrato quando prendemmo l’aereo da Roma, il migliore collegamento per l’isola, e da noi il cielo stava già salutando il caldo sole estivo accogliendolo con nuvoloni e giornate sempre più fresche. A Santorini no, l’autunno, anche se incombente, non era affatto prossimo a venire; Santorini, perla delle Cicladi, è più vicina all’Africa che alle Marche e il bel tempo sarebbe sicuramente durato per tutto settembre e anche ottobre inoltrato.

Appena ci abbassiamo sulla pista d’atterraggio della città di Kamari, sulla sinistra si vede imperare il promontorio Mesa Vouna sulla cui altura sorgono le rovine dell’antica Fira, che divide logisticamente in due l’isola. La stessa Kamari, che da Perissa dista solo una manciata di chilometri in linea d’aria, si raggiunge in non meno di venti minuti per via del dedalo di strade che occorre percorrere.

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Il mesa Vouna da Perissa. Oltre c’è Kamari

Così, per non essere troppo vicini all’aeroporto e per godere della giusta tranquillità, decidiamo di fare base a Perissa, località balneare dalla fine sabbia nera (anche perchè secondo me Kamari non è niente di speciale, tutti italiani e una spiaggia -sporca- con ciotoli anzichè sabbia). Arrivati al nostro studios, ad accoglierci una simpatica signora, Mama Kula,perissa-fulvio-kula-santorini-grecia-il-diario-di-golia-i-viaggi-di-goliadonna in grembiule e ciabatte, affaccendata nei lavori di casa, che a vederla sembra la nonna di ognuno di noi, raggiante, accogliente, che con il suo viso segnato dal sole e da una vita di lavoro, parlando un inglese molto easy, ti mette subito di buon umore infondendoti immediatamente lo spirito dell’ospitalità greca.

Affittato subito un quad in uno dei tanti “moto-noleggi” ci mettiamo subito alla scoperta dell’isola. Santorini, lunga 18 km e larga 12, è un isola che in un giorno si gira tutta ma per conoscere bene ogni suo angolo caratteristico occorre almeno una settimana. Pronti, attenti, via!!!

Da Perissa ci dirigiamo verso est, convinti di essere easy rider in terra greca tra tanti sali scendi e tornanti a destra e sinistra, seguendo solo la strada, il cielo, il mare e la voglia di scoprire quest’isola ancora misteriosa. Ogni tanto una tappa in prossimità delle piazzole d’osservazione per godere di un panorama unico.

Arriviamo al faro, la parte più a ovest dell’isola, dove questa costruzione si erge a strapiombo sul mare.

Da qui si ha una panoramica dell’isola dal capo nord a sud, dove l’orizzonte si perde alla volta della lontana isola di Creta. Davanti a noi si apriva la vista verso la caldera, Oia e Fira.

Un consiglio. Se non siete amanti della folla e della ressa dei turisti, questo è forse il posto migliore per godere del favoloso tramonto di Santorini, che colora il cielo di mille sfumature… Ma siccome ancora non eravamo a conoscenza di questo segreto e nemmeno minimamente sazi delle scoperte finora fatte, vedendole là a portata di mano, decidiamo di dirigerci verso Fira e Oia, le località che quando su Google digiti “Grecia”, magicamente compaiono. Avete presente le casette bianche e blu? Ecco. I paesi di Fira e Oia, e noi volevamo passeggiare quanto prima per questi vicoli. Arriviamo prima a Fira, un giro veloce per i vicoli tra candide mura, un bicchiere di vino e via verso il tramonto di Oia.

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Uno scorcio sulla caldera
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Simona per i vicoli di Fira

Pensavamo che la prossima tappa fosse attaccata, ma la prospettiva ci stava ingannando. Siamo scesi a est, attraversando le località di Vourvoulos, Pori e Paradissos, arrivando ad Oia praticamente da nord (quando eravamo partiti da sud. Follia!). In ogni caso è stata l’occasione per visitare la zona meno “attraente” dell’isola, o meglio, la zona meno frequentata dal turismo, in cui è possibile trovare spiagge nere, deserte, in cui sdraiarsi quando si desidera rimanere in disparte.

Finalmente siamo dentro quella cartolina che da tanti anni guardavamo sognando un giorno di finirne protagonisti. Purtroppo però la prima ondata di entusiasmo viene soffocata da una mezza delusione.

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Simona a Oia

Innegabile lo spettacolo naturale che si parava innanzi ai nostri occhi, come altrettanto innegabile era l’atmosfera di magia interrotta dal vociare della folla e dalla ressa di persone, finite lì proprio come noi, con la speranza di osservare il tramonto in religioso silenzio, complice un’ atmosfera unica.

 

Terminato lo spettacolo, seguendo il serpentone di turisti venuti da ogni parte del mondo, ce ne torniamo al quad, forse più delusi che soddisfatti dal tramonto di Oia. Fortunatamente i giorni successivi, lo stupore, sarebbe di nuovo tornato a deliziare i nostri occhi. Con la fresca brezza della sera ce ne torniamo al nostro alloggio a Perissa.

 

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